4 giugno 1989. Dai Wei è colpito alla
testa da un proiettile durante la rivolta di Piazza Tienanmen. Da allora
"vive" in un letto, prigioniero del proprio corpo, prigioniero
della polizia che aspetta il risveglio per arrestarlo. Dai Wei non perde
il contatto con il mondo. La sua acutissima sensibilità per le piccole
cose che gli succedono intorno e il dialogo costante con il proprio
corpo lo aiutano a ritornare sulla sua storia e sulla storia della Cina.
I giorni della mobilitazione studentesca e più indietro il decennio
della Rivoluzione culturale, le mobilitazioni degli universitari di
Pechino e le interminabili discussioni politiche, gli slogan gridati e i
sentimenti sussurrati con riserbo. Pechino cambia, l'isolato dove si
trova la piccola casa di Dai Wei viene abbattuto. La vecchia Cina muore,
e fa posto a uno stadio, il Nido, per le Olimpiadi del 2008. Per la
prima volta, viene infranto il più rigoroso tabù della storia recente
cinese: Piazza Tiananmen. Ma Jian ne fa una narrazione dolorosa, a volte
brutale, quasi sempre lirica. E sceglie un uomo in coma che grida il
diritto universale alla speranza. Un'opera cruciale, severamente
proibita in Cina, che consacra Ma Jian come il più importante scrittore
dissidente cinese.
Ma Jian è nato in Cina, a Qingdao, nel
1953. Ha lavorato come riparatore di orologi, pittore di poster di
propaganda e fotoreporter per una
rivista diretta dallo stato. A trent'anni abbandona il lavoro e viaggia
per tre anni attraverso la Cina, un viaggio poi descritto nel suo libro Polvere Rossa (Neri Pozza 2002). Nel 1987
pubblica la raccolta di racconti sul Tibet Tira fuori la lingua
(Feltrinelli 2008), libro che gli costa la condanna pubblica del governo
cinese, il bando delle sue opere e lo spinge all'esilio a Hong Kong.
Dopo la restituzione di Hong Kong alla Repubblica popolare cinese, si
trasferisce in Europa, prima in Germania e poi a Londra dove vive
tuttora. Malgrado le sue opere non possano essere pubblicate in Cina, Ma
Jian ci torna regolarmente. Per Feltrinelli è inoltre uscito Spaghetti cinesi nel 2006.
"Accade soltanto una volta in dieci
anni, e forse in un'intera generazione, che un romanzo narri così
profondamente il modo in cui guardiamo al mondo e a noi stessi."
"The Daily Telegraph"
Tash Aw